30 Mar 2013
marzo 30, 2013

Sabato 30 marzo 2013

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Cari amici,

il mandato amministrativo è ormai agli sgoccioli.

 

Tuttavia, il prossimo mese di aprile sarà costellato da numerose sedute di Commissione e di Consiglio, dato che, oltre all’approvazione del bilancio consuntivo 2012, la Giunta ha tutto l’interesse a concludere alcuni importanti procedimenti amministrativi che riguardano la modifica della convenzione con l’Ente Fiera (per la ristrutturazione del ciambellone dell’EIB come Palazzetto dello Sport), l’atto di indirizzo sullo sviluppo urbanistico della Ori Martin a san Bartolomeo, la modifica dello Statuto comunale (per adeguarlo alla soppressione delle circoscrizioni e del difensore civico e alla riduzione dei componenti della Giunta e del Consiglio comunale: tutte modifiche che diverranno operative nel prossimo mandato), l’accordo di collaborazione con gli Oratori

 

Nelle scorse settimane, altrettanto numerose sono state le occasioni di confronto su temi di grande importanza amministrativa.

 

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Dal 2 marzo è in funzione il metrobus.

 

L’avvio di tale innovativa forma di mobilità sta riscuotendo grande successo, come dimostrano i dati dei passeggeri trasportati e in considerazione del fatto che molti di questi in precedenza non erano utilizzatori del mezzo pubblico.

 

Certamente l’opera continuerà a richiedere nei prossimi anni l’allocazione di cospicue risorse: non tanto per la sua gestione, quanto per il suo ammortamento e per il rimborso dei mutui contratti per la realizzazione.

 

Un impegno economico-finanziario che tuttavia, nonostante i proclami catastrofici di numerosi esponenti PdL (lo stesso Sindaco ha continuato a ripetere fino a poco tempo fa il motto “metrobus da problema a risorsa”), appare sostenibile, a patto di mettere in campo alcune azioni amministrative e politiche lungimiranti.

 

Il metrobus, dicevo, è ormai partito e il successo che riscuote è tale da aver indotto gli stessi esponenti cittadini del PdL (l’on. Saglia, la mia coetanea Fornasari ed altri) ad una presa di posizione alquanto imbarazzante, dato che – dimentichi della forte ostilità nei confronti della scelta del metrobus – si sono recentemente arrogati meriti di cui, scusate il gioco di parole, non hanno assolutamente merito!

 

In realtà, ciò che è di precipua responsabilità dell’attuale Amministrazione è il ritardo delle opere a corredo del metrobus: dai parcheggi scambiatori a Prealpino, Poliambulanza e sant’Eufemia (ancora in alto mare), al ridisegno della rete autobus (che avverrà fra pochi giorni, ma solo per le linee urbane e non anche per quelle extraurbane), alla risistemazione delle aree superficiali di importanti snodi della città (viale Europa, Ospedale, piazza Vittoria).

 

E’ evidente che la nuova Amministrazione non dovrà limitarsi a considerare il metrobus quale opera ormai conclusa, ma dovrà lavorare per realizzarne lamigliore integrazione con il tessuto urbano ed extraurbano, abbandonando progetti controproducenti come quello di spostare gli uffici comunali dall’asse del metrobus in via Dalmazia o come quello di realizzare un nuovo parcheggio sotto il Castello!

 

In questi mesi, insieme ad un gruppo di esperti, ho lavorato per l’appunto allastesura di un documento sui temi della mobilità, quale bozza dell’apposito capitolo del programma amministrativo da sottoporre alla cittadinanza nella ormai imminente campagna elettorale. Il documento sarà presentato sabato 13 aprile p.v. alle ore 15 presso l’NH Hotel di via della Stazione. Qualora interessati, siete fin d’ora invitati a partecipare.

 

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Un’altra vicenda politico-amministrativa che mi ha visto parecchio impegnato in quest’ultimo periodo attiene alla controversa scelta di ripristinare la statua “L’era fascista” (comunemente nota come Bigio) in piazza della Vittoria.

 

La questione ha visto numerose prese di posizione pubbliche, tra le quali un’importante raccolta firme delle associazioni partigiane che hanno chiesto di bloccarne il ripristino.

 

Occorre tuttavia fare un po’ d’ordine rispetto alle origini e agli sviluppi di tale vicenda.

 

Come ho avuto modo di appurare da una ricerca condotta negli archivi comunali, nel settembre 1945 la Giunta comunale (al tempo il sindaco era il socialista Ghislandi) deliberava, come a gran voce chiesto dalla cittadinanza, la rimozione della statua in questione, peraltro pericolante a causa di una serie di attentati che ne minavano la stabilità.

 

Nell’estate 2007 sul Giornale di Brescia intervenivano il critico d’arte Bernardelli Curuz e lo storico Robecchi, lanciando la proposta di ripristinare la statua. Il sindaco Corsini, intervistato al riguardo, si dichiarava non pregiudizialmente ostile alla cosa, a patto che la scelta non fosse dettata da motivazioni politico-ideologiche, fosse oggetto di un dibattito pubblico nella città e si valutasse il luogo più adatto ove collocarla.

 

Gli esponenti di AN plaudevano all’idea di riesumare il Bigio dal magazzino di via Rose ove giace da decenni ed anzi affermavano la disponibilità di uno sponsor privato per l’operazione (l’imprenditore Bonometti dell’OMR). Di contro, numerosi cittadini (tra i quali padre Cittadini) esternavano pubblicamente la propria contrarietà all’operazione.

 

All’inizio del presente mandato (era il giugno 2008) l’assessore Labolani, senza che per la verità il tema fosse minimamente accennato nel programma amministrativo, dichiarava che di lì a pochi mesi la statua sarebbe stata ripristinata.

 

Da lì in avanti, nonostante talune dichiarazioni sporadiche, nessun atto amministrativo ha più affrontato il tema. Fino alla delibera di Giunta del 3 agosto 2012, nella quale – approvando il progetto esecutivo delle opere complementari della stazione metrobus di piazza Vittoria – si è previsto un apposito stanziamento per il restauro della statua del Bigio e la sua ricollocazione nella piazza.

 

Questa delibera ha costituito una forzatura amministrativa, dalla legittimità assolutamente dubbia.

 

Infatti, il progetto esecutivo delle opere complementari al metrobus in piazza Vittoria dà seguito ad apposite linee guida del dicembre 2010, presentate in Consiglio comunale. Tuttavia, quelle linee guida non citavano assolutamente l’ipotesi di ripristino del Bigio e il successivo progetto definitivo non fu mai, a differenza delle altre 15 stazioni del metrobus, presentato in Commissione, perché al tempo non era ancora stato acquisito il parere della Soprintendenza.

 

Inoltre, nella delibera di approvazione del progetto esecutivo non si dà alcuna motivazione delle ragioni a supporto del ripristino della statua né si cita minimamente la precedente delibera del 1945, che, logica avrebbe voluto, venisse semmai revocata!

 

Il centro-destra si è affannato a difendere la scelta, pervicacemente voluta (guarda caso!) dall’assessore Labolani, affermando che, se così fosse, tutti i simboli del fascismo o dell’era fascista andrebbero rimossi.

 

Ma un conto, mi pare evidente, è l’iconoclastia di ciò che c’è; un altro, invece, è il ripristino di quanto era stato tolto.

 

Peraltro, non dovrebbe sfuggire il rischio di una piazza “arlecchino”, nella quale cioè convivano simboli di significato diametralmente opposto: da un lato la statua dell’era fascista, dall’altro le pietre d’inciampo che, proprio recentemente e meritoriamente, sono state installate ai piedi del palazzo ove vivevano Guido e Alberto Dalla Volta, ebrei bresciani deportati ad Auschwitz e là deceduti.

 

Ancora, se l’intenzione è quella di ripristinare la piazza così com’era quando fu realizzata, occorrerebbe ammettere che ciò non è più possibile, dal momento che i lavori di realizzazione del parcheggio ne hanno obiettivamente cambiato il volto e non basterà il riposizionamento della statua a riportarla agli originari splendori.

 

Infine, mi pare che – in un contesto come l’attuale di grandi difficoltà per il bilancio comunale – investire diverse centinaia di migliaia di euro per un’opera del genere (perché oltre al restauro e al trasporto della statua, vi sono stati i costi di consolidamento della soletta su cui si prevede l’installazione del colosso del Dazzi, nonché il ripristino della fontana e del basamento), dimostri come la scelta dell’Amministrazione risponda più a un puntiglio ideologico che ad altro.

 

Purtroppo però, la maggior parte delle risorse sono già state spese, come è possibile desumere visitando il cantiere. Siamo pertanto al punto in cui si trovò la Giunta Ghislandi nel dicembre 1945, quando cioè la statua era stata rimossa, ma il basamento e la fontana circostante ancora esistevano. In quel frangente, la Giunta deliberò, senza che tuttavia tale proposta avesse poi concretamente seguito, di erigere sopra il basamento “un obelisco o una stele, quale ricordo marmoreo sul quale potranno venire scolpiti i nomi dei cittadini bresciani caduti per la libertà”.

 

Spero vivamente che questa possa divenire la exit strategy rispetto a una scelta che, dopo aver sicuramente originato forti costi, rischia anche di creare inutili divisioni nella nostra città.

 

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Come ricorderete, nei mesi scorsi la Giunta aveva adottato – con un blitz alla vigilia di Natale e registrando una spaccatura interna tra PdL da un lato e Lega e UdC dall’altro – la modifica della convenzione urbanistica dei Magazzini Generali.

 

Una scelta che, per i suoi contenuti, era stata da noi pesantemente censurata, dal momento che spogliava il Consiglio comunale di prerogative proprie e rispondeva a logiche non certo di pubblico interesse.

 

Sulla base delle nostre censure di metodo, la Giunta è stata costretta a fareretromarcia, annullando d’ufficio, a distanza di circa un mese e mezzo, la precedente delibera.

 

Tuttavia, nella medesima occasione, la Giunta ha proceduto ad adottare una nuova modifica, non avente più impatto urbanistico bensì soltanto economico-finanziario, ma ancora improntata a misure di favore nei confronti dei lottizzanti (la società NAU). Questi infatti si vedono spostato in là nel tempo l’obbligo di realizzare la nuova sede degli uffici comunali e dunque condonate le penali che avrebbero dovuto pagare se (come da convenzione vigente) non avessero completato la nuova sede entro la fine di quest’anno.

 

La vicenda è tuttavia ulteriormente più delicata e grave.

 

Da un lato, con una nostra recente interrogazione in Consiglio, abbiamo infatti appreso che il lottizzante, dal 2009 ad oggi, è risultato inadempiente al pagamento dei tributi ICI-IMU sull’area e che la nuova convenzione cercherebbe (con dubbi profili di legittimità) di sanare tale comportamento.

 

Dall’altro, sempre attraverso una nostra interrogazione in Consiglio, abbiamo appreso un clamoroso caso di conflitto di interessi: il legale che il Comune aveva a suo tempo incaricato per tale pratica (l’avv. Bardelli, tra l’altro presidente della Compagnia delle Opere di Milano e già consulente della Fondazione Brescia Musei nell’ambito dei contratti con la società Artematica!) sarebbe ora al servizio della controparte (NAU) sulla medesima vicenda!

 

Inoltre, a clamorosa smentita dell’asserzione – più volte ripetuta dal Sindaco e dall’assessore Vilardi – secondo cui la nuova sede sarebbe gratis per le casse comunali, si è pronunciata l’Agenzia delle Entrate che, in risposta ad un apposito interpello presentato dal Comune, ha chiaramente affermato che l’operazione urbanistica della nuova sede è soggetta ad IVA. Un onere, di quasi 11 milioni di euro (e che si aggiunge al mancato introito degli oneri di urbanizzazione, alla rinuncia ad acquisire a patrimonio comunale le ex Casere, alla concessione dei volumetrie aggiuntive, alle spese derivanti dai traslochi), che verrebbe a gravare in capo al Comune, senza peraltro che ve ne sia la copertura finanziaria.

 

Infine, a suggello delle critiche rispetto a tale scelta amministrativa, la legge di stabilità 2013 ha introdotto una serie di paletti assai stringenti per le Pubbliche Amministrazione in ordine all’acquisizione di nuovi immobili.

 

Nonostante le numerose criticità sopradescritte, la Giunta prosegue imperterrita e proprio recentemente ha approvato in via definitiva la modifica alla convenzione urbanistica nei termini sopraddetti.

 

Le speranze di archiviare queste irragionevoli e non opportune scelte amministrative sono pertanto demandate, fatti salvi eventuali ricorsi amministrativi, all’Amministrazione che, nel prossimo mandato, mi auguro prenda il posto dell’attuale!

 

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Ancora recentemente il Sindaco Paroli ha dichiarato pubblicamente che la scelta della sua Giunta di non predisporre il bilancio preventivo 2013costituisce un atto di cortesia nei confronti della Giunta che scaturirà dalle prossime elezioni.

 

Purtroppo le cose non stanno assolutamente in questi termini ed è opportuno spiegare il perché.

 

Anzitutto, nella storia amministrativa di Brescia (che, tolti questi cinque anni conditi anche da episodi di mala gestio, è sempre stata presa a modello in tutt’Italia), non si è mai visto che un’amministrazione pienamente in carica non si assuma fino in fondo la propria responsabilità, approvando il bilancio preventivo (che, occorre ricordare, consente la operatività della macchina comunale anche sul fronte degli investimenti).

 

In secondo luogo, con la fissazione delle elezioni a primavera inoltrata (primo turno 26-27 maggio; ballottaggio 9-10 giugno), la nuova Giunta potrà realisticamente disporre del bilancio (preventivo!) non prima di settembre, avendo pertanto risicatissimi spazi di manovra da concentrare nell’arco dell’ultimo quadrimestre del 2013.

 

In terzo luogo, poiché il bilancio del 2013 avrebbe dovuto (e dovrà senz’altro) essere contraddistinto da misure di taglio alla spesa o di incremento dei tributi locali (o entrambe!), a causa dei minori trasferimenti erariali, non è assolutamente un beau geste quello di scaricare l’onere di tali scelte impopolari sulla nuova Amministrazione.

 

In quarto luogo, poiché – in assenza del bilancio 2013 – l’Amministrazione spende sulla base dell’ultimo bilancio assestato (quello del 2012) e dunque con margini assai più ampi di quelli che avrebbe avuto in caso di nuovo bilancio, la nuova Amministrazione non soltanto dovrà tagliare, ma ancherecuperare il surplus di spesa che non ci si sarebbe potuti permettere nel corso dei primi otto mesi di quest’anno!

 

Infine, la recente notizia che il Consiglio di Gestione di A2A ha proposto un dividendo per il Comune di Brescia pari a 22 milioni di euro pone un ulteriore rilevantissimo problema. Poiché, nel bilancio triennale, per il 2013 erano attesi 45 milioni di euro di dividendi da A2A, la nuova Amministrazione potrà contare su entrate extratributarie inferiori di 23 milioni di euro rispetto alle previsioni, con ulteriori difficoltà facilmente intuibili.

 

Insomma, la scelta di non fare il bilancio 2013 è dettata da grave irresponsabilità, non certo da cortesia istituzionale.

 

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Il prossimo Consiglio comunale si terrà nella giornata di venerdì 5 aprile.

 

Nel frattempo, colgo l’occasione per augurare a ciascuno di voi una serena Pasqua di Risurrezione.

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